Decision ledger: cosa finisce davvero sulla catena
Non il dato. L'impronta. E la differenza è tutto il progetto.
Quando spiego l'ancoraggio on-chain di un registro di decisioni, la prima obiezione è sempre la stessa e ha ragione di esserci: "non posso mettere i dati dei miei clienti su una catena pubblica".
Infatti non si mettono.
L'impronta, non il contenuto
Il registro vive dove deve vivere: nel database del cliente, dentro il suo perimetro, sotto le sue regole di conservazione e cancellazione. Quello che viene ancorato è un'impronta crittografica calcolata su un blocco di righe del registro, a intervalli regolari.
Chi guarda la catena non vede niente di leggibile. Vede una stringa. Quella stringa serve a una cosa sola: se domani qualcuno sostiene che il registro è stato modificato dopo i fatti, si ricalcola l'impronta e si confronta.
- Il contenuto resta privato e cancellabile, come richiede il GDPR
- L'ordine temporale diventa dimostrabile a terzi
- Il costo per ancoraggio è trascurabile se si aggrega per finestra
Perché non basta un log firmato
Un log firmato dimostra che l'ho firmato io. Non dimostra quando. Il valore della catena è esattamente quello che le si rimprovera di più: che è lenta, pubblica e scomoda da riscrivere.